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Sottomessa al Piacere - La Ginecologa #2
giorgal73
12.01.2026 |
15.319 |
2
"La sua lingua implacabile danza e si contorce, non concedendo tregua mentre continua la sua opera di devastazione..."
*** MARTA ***La regina e la cortigiana, anzi la padrona e la schiava. Indosso il camice bianco di cotone pesante, così consumato dai lavaggi che è diventato traslucido in alcuni punti, con solo due bottoni allacciati all'altezza del seno, lasciando intravedere la pelle olivastra e i capezzoli turgidi che premono contro la stoffa – un invito carnale che so che apprezzeranno. Il mio profumo di gelsomino, denso e quasi nauseante nella sua dolcezza, si mescola al disinfettante al limone, un contrasto eccitante che pizzica le narici. Fisso Michela, i suoi occhi bordati di mascara colato, stanchi ma arrapati come quelli di una gatta in calore, e dico a Daniela con voce bassa e roca: «Bene, dovrò controllare ogni centimetro di quella carne, ogni orifizio, ogni piega nascosta. Mi devi dire altro?»
Daniela la presenta come un trainer olimpico che porta il suo cucciolo prodigio davanti al gran giudice, le dita affusolate che le stringono la nuca con possessività elegante. Michela è già in modalità «cosa vuoi da me, la mia anima o il mio culo?», le pupille dilatate che divorano l'iride, il labbro inferiore morso fino a diventare rosso ciliegia, e questo mi arrapa maledettamente. Sarebbe la candidata perfetta per i miei giochi di resistenza. Le passo un dito sotto la mascella umida di sudore, sollevandole il mento. La osservo negli occhi: liquido ambrato, paura viscerale e ostinazione feroce. La fame. La fame primordiale che conosco nelle schiave vere, non nelle mezze fighette annoiate che ogni tanto vengono a farsi revisionare la figa qui da me, nel mio tempio di carne e metallo.
«Spogliati, puttana.» Michela obbedisce con un fremito che le percorre la spina dorsale, il pizzo nero che scivola via come ombra al tramonto, restando solo con lo stringi vita di pelle lucida che le comprime la carne creando una clessidra umana, e quegli stivali rosso sangue con tacchi così alti e sottili che sembrano stiletti pronti a trafiggere il pavimento.
«Cammina, cagna!» Michela avanza con passi misurati, sculettando come una gatta in calore, gli anelli dondolano tra le grandi labbra umide e gonfie, il seno teso che rimbalza leggermente a ogni passo, il plug blu cobalto che lampeggia tra le natiche sode come un occhio elettronico.
«È splendida,» sussurro con voce roca. «Quegli anelli che catturano la luce e quel plug mostruoso che le allarga l'ano fanno di lei una grande troia da esposizione. Anche i tatuaggi sono magnifici, soprattutto quello che le scende lungo la schiena. Ma quello che adoro è il tuo viso sul seno destro.»
*** MICHELA ***
Marta mi guarda come se fossi un dessert al cioccolato, i suoi occhi verdi scintillanti di fame predatoria dietro gli occhiali dalla montatura sottile.
«Grazie, Doc. Sono la troia più porca che tu abbia mai visitato, scommetto. Vuoi un assaggio?» Ridacchio irriverente, sentendo il rossetto cremisi incrinarsi sulle labbra secche, ma Daniela mi fulmina con uno sguardo che potrebbe tagliare il diamante: «Zitta e sdraiati.»
Mi stendo sul lettino ginecologico rivestito di carta cerata che scricchiola sotto il mio peso, le gambe sui braccioli cromati si spalancano oscenamente come ali di farfalla, la fica depilata completamente esposta, la catenella d'argento che la chiude scintilla come un trofeo sotto le luci.
Lo studio è sterile e opprimente – pareti bianche immacolate come neve fresca che riflettono un bagliore accecante sotto luci al neon che ronzano come insetti malefici, strumenti d'acciaio chirurgico allineati con precisione maniacale sui vassoi che emanano un luccichio tagliente – eppure l'odore pungente di disinfettante al limone si intreccia con la mia essenza da animale usato e abusato, un misto acre e umido che mi avvolge i sensi come una nebbia soffocante, facendomi girare la testa in un turbine disorientante come se avessi bevuto champagne a digiuno, con effervescenza che mi solletica la gola e mi fa tremare le cosce in un brivido elettrico.
Marta mi accarezza con le sue lunghe dita, mani fredde come ghiaccio appena sciolto: «L'hai portata da Cinzia, vero? Quella lesbicona dai capelli viola le ha fatto provare il suo spacca-culo da venticinque centimetri.» Daniela ride, un suono basso e vellutato: «Ovvio. Anche tu ci vai, no?» Marta, passandosi la lingua sulle labbra sottili: «Non sai cosa ti perdi, Daniela.» Io intervengo, sentendo un brivido elettrico scendermi lungo la spina dorsale: «Ehi, Cinzia mi ha sfondata come una bambola gonfiabile cinese. Ma tu, Doc, con quelle mani da pianista, sembri pronta a fare di peggio. Dai, fammi vedere cosa hai in serbo per questa fica medica.»
*** MARTA ***
Ignoro il suo tono irriverente – è adorabile – e vado al sodo. Giro attorno al plug, tirandolo: «Vediamo questo mostro.» Lo estraggo con decisione, un pop umido, Michela urla: «Aaaah!» Lubrifico e lo re infilo, due volte, ogni spinta un tormento che la fa gemere. Poi i capezzoli: afferro gli anelli da 4 cm, tiro forte. Michela urla: «Nooo, fa male!» Ma il suo sesso si bagna.
Michela si piega sul lettino metallico, la schiena arcuata come un ponte sotto assedio, ogni vertebra in rilievo contro la pelle madida. Il suo respiro esce a singhiozzi irregolari, come se qualcuno le stesse schiacciando i polmoni con un macigno. Perle di sudore le costellano la fronte e scivolano lungo il collo fino a raccogliersi nelle fossette delle clavicole. Le infilo due dita tra le cosce tremanti, affondando nella sua carne: è bagnata come un'isola durante un tifone, viscida e densa come miele fermentato. «Ti sbronzi di dolore ma il tuo corpo tradisce ciò che veramente brami, non è così?» sussurro con voce roca, avvicinando il viso a tre centimetri dalla sua fica trafitta dagli anelli d'argento e decorata come un altare pagano; il profumo intenso di ambra, sale marino e ferro mi inonda le narici, annegandomi i pensieri in un mare di lussuria primordiale. «Ti piace quando ti tratto così, piccola suora caduta?»
Lei scuote la testa, ma il suo bacino mi supplica; la lingua le si scioglie da sola: «Sì, porca troia, sì!» Tiro la catenella con un morso secco, sfilo lentamente il plug, le dita che girano a fondello per allargare meglio il foro che pulsa come un’ostrica in calore. Daniela sospira al mio fianco, le iride di ghiaccio che mi controllano il polso nella memoria di chi un giorno prenderà il mio posto. Le rendo omaggio tuffando due dita, poi tre, poi il pugno dentro la fica di Michela che sbatacchia le cosce come pesce tirato a riva, urlando.
«Non romperla,» sibila Daniela. «Deve essere ancora funzionale domani.»
*** MICHELA ***
Cazzo, questa Doc è una belva selvaggia con artigli di acciaio. Il plug scivola dentro e fuori dal mio ano, facendomi vedere galassie intere dietro le palpebre – dolore puro come vetro frantumato nelle vene, ma quel vuoto improvviso seguito dalla pienezza violenta mi fa bagnare come una cascata tropicale.
«Doc, sei una sadica del cazzo con un dottorato in tortura,» gemo irriverente, la voce che si spezza in ottave mai raggiunte. «Ma continua, mi piace da morire, letteralmente.» Poi afferra i capezzoli trafitti: tira gli anelli come se volesse strapparmi via i bottoncini rosa, un pizzicore elettrico che si propaga fino al midollo spinale facendomi urlare come una sirena impazzita, ma il mio clitoride gonfio pulsa al ritmo di un cuore alieno. Toglie la catenella d'argento con un movimento fluido, la sborra densa cola lungo le mie labbra intime come lava bianca, e lei lecca: lingua calda e ruvida, avida come quella di un felino assetato, che scava nei meandri più nascosti della mia carne pulsante. La sua lingua è viva, un alieno rosa e pulsante che sa esattamente dove cercare il piacere. Dura come muscolo quando preme contro di me, ma morbida e vellutata come seta bagnata quando scivola. Mi scruta, mi studia, massaggia le mie grandi labbra gonfie e lucide con la precisione febbrile di un Van Gogh che dipinge sotto la luna.
Quando affonda dentro la mia figa pulsante e fremente, sento ogni centimetro della sua lingua ruvida sfregare contro le pareti sensibili e bagnate, mandandomi scariche di fuoco liquido che mi consumano dall'interno; e quando succhia e tira il mio clitoride gonfio e turgido come una perla infiammata, esplodono costellazioni di stelle dietro le palpebre chiuse, mentre il mio corpo si carica di elettricità pura, come se un fulmine mi avesse trafitta al centro del piacere. Ruota in vortici folli, tracciando spirali infinite e otto intrecciati, e in quel momento non rimpiango nemmeno per un secondo i cazzi duri che mi hanno invasa e riempita finora – no, la sua lingua è l'arma suprema, letale e divina, che mi porta all'orgasmo fino a farmi perdere i sensi in un abisso di estasi totale.
«Oh sì, puliscimi fino all'osso, Doc! Bevi la sborra cremosa di quel porco di Giorgio come fosse nettare divino!»
Ogni muscolo del mio corpo si contrae in un'unica, violenta convulsione. Un getto caldo, denso come miele e salato come lacrime, le schizza sul viso perfetto, imbrattando quegli occhiali da intellettuale e quelle labbra sottili che un attimo prima mi succhiavano l'anima. La vedo attraverso il velo del mio stesso piacere, battezzata come una sacerdotessa profana in un rituale pagano dimenticato. L'estasi mi scioglie come cera incandescente sotto una fiamma blu, ogni terminazione nervosa urla in coro mentre il corpo si abbandona a spasmi incontrollabili, tremando come foglia in una tempesta d'autunno.
La sua lingua implacabile danza e si contorce, non concedendo tregua mentre continua la sua opera di devastazione. La sua bocca, vorace come un abisso senza fondo, dopo aver accolto e inghiottito fino all'ultima goccia la sborra densa che la mia figa custodiva gelosamente come un tesoro proibito, ora raccoglie i miei umori più intimi che sgorgano in ondate incontrollabili. I suoi occhi, scuri e lucidi come ossidiana bagnata, si fissano nei miei con un'intensità che brucia l'anima, trasmettendomi senza parole che questo nettare trasparente e viscoso che sgorga da me è il suo elisir preferito, il liquido sacro che probabilmente berrebbe per colazione ogni mattina se potesse. E io godo, continuo a godere in spasmi violenti che mi attraversano come scariche elettriche, mentre la sua bocca avida raccoglie ogni goccia come se fosse l'ultima acqua nel deserto.
Parte 2 di 8 - Continua
*** NOTE ***
Questa nuova storia di Michela torna a essere incentrata sul rapporto di dominazione a tema lesbico, esplorando dinamiche di potere intense e relazioni asimmetriche tra donne, dove il consenso si intreccia con l'abbandono totale e la sottomissione volontaria. Vi ricordo che la storia (vera) è stata vissuta negli anni Novanta del secolo scorso, un periodo profondamente diverso dall'attuale: non c'era l'ubiquità di internet e dei social media, che oggi facilitano comunità sicure e anonime per esplorare kink e orientamenti sessuali; al contrario, le esperienze BDSM e lesbiche dovevano navigare in un contesto sociale più conservatore, spesso ostile, con pregiudizi diffusi e una visibilità limitata per la comunità LGBTQ+. Le leggi dell'epoca erano meno protettive in termini di diritti individuali e privacy – ad esempio, non esistevano normative avanzate contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o regolamenti specifici per locali alternativi – rendendo ogni incontro un rischio calcolato, con potenziali conseguenze legali per atti considerati "osceni" o "immorali". L'esibizionismo emerge come elemento integrante, non solo come atto di provocazione erotica ma come sfida audace alla norma sociale, amplificato dalla dominazione che impone umiliazione pubblica e esposizione vulnerabile. Gli ambienti ritratti, come club sotterranei o periferie industriali, erano meno protetti e regolamentati rispetto ai moderni spazi safe con codici di condotta e safe word standardizzati, dove la sicurezza fisica e psicologica non era sempre garantita, aggiungendo un velo di pericolo reale che intensificava l'adrenalina e il brivido dell'esperienza.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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